Ieri ho avuto un’epifania: una patente due volte persa é una patente ritrovata.
Durante il viaggio in Svizzera, ero convinto di aver perso la patente insieme al porta-documenti ad una stazione di servizio. Ma nei giorni scorsi provavo una generale mancanza di convizione: era come non fossi realmente convinto di aver perso il prezioso documento rosa.
Ieri, stravaccato sul divano durante la pausa pranzo, avevo questo pensiero fisso in mente. Provo a ripercorrere l’ultima volta che avevo realmente visto la patente, l’ultima volta che l’avessi usata.
Torno indietro nel tempo e vado a cozzare con un appuntamento dal notaio un paio di settimane fa: ritrovata la patente almeno nei miei ricordi! Com’ero vestito? Bhe, il completo scuro.
Mi alzo di scatto dal divano, corro in camera, apro l’armadio e infilo la mano d’istinto nella tasca interna sinistra della giacca: ho ritrovato la patente anche nella realtà !
Questo riporta alla considerazione iniziale: avevo “perso” la patente due settimane fa dopo l’incontro dal notaio, l’ho persa alla stazione di servizio martedì. Due volte persa uguale ritrovata. Purtroppo questo vale per la patente e solo in questo specifico caso, me ne vengono in mente moltissimi altri in cui questo assioma funziona come un due di picche.
L’ultima considerazione é che sono chiaramente un imbecille: ho girato per due settimane senza patente. Ma l’essere un imbecille mi ha permesso di non perdere la patente, un vantaggio.
Le implicazioni filosofiche di quest’ultimo pensiero sono quantomeno destabilizzanti.