Leopard

Ho seguito con attenzione il keynote di Steve Jobs al WWDC di San Francisco.

Sto seguendo i commenti degli utenti, che come al solito mettono in piazza una guerra. Su cosa? Sul dock in prospettiva tridimensionale (che ricorda il fallito esperimento di Java Desktop di Sun Looking Glass), su cover flow, sul desktop verdino e la trasparenza della menu bar.

Ma siamo scemi o cosa?

Io vorrei che ci si rendesse conto che Mac OS X non é nato in tre anni dopo il ritorno di Jobs in Apple, ma é il frutto di uno sviluppo continuo dal 1986 quando era ancora NeXT Step: 21 anni per arrivare al sistema operativo odierno. E solo grazie a molti, moltissimi contributi dal mondo BSD lo sviluppo é potuto essere così veloce, perché proprio dal mondo BSD Unix deriva molta della sua stabilità .

Quando la comunità  ha urlato all’innovazione alla presentazione di Mac OS X nel 2001, ci si rendeva conto che alle spalle c’erano 15 anni di sviluppo? , diventati visibili praticamente in un colpo solo?? (NeXT e NeXT Step penso la conoscessimo in 10 ai tempi e sicuramente non erano utenti Mac).

Dalla release di Tiger sono passati 21 mesi. Mesi! Non anni.

Ci si aspettava un sistema operativo nuovo? Ma in che mondo? Come era fattibile? Aspettativa un po’ miope. Ci si poteva solo aspettare un update del sistema operativo, così come lo sono state le precendenti.

Inoltre Leopard le maggiori innovazioni le porta a basso livello:

  • 64 bit pieni,
  • ottimizzazione della gestione multicore a livello di sistema (tutte le applicazioni ne traggono vantaggio),
  • nuove librerie (core animation) per gli sviluppatori.

Anche solo queste tre feature “invisibili” fanno fare un salto generazionale al sistema operativo in termini di performance ed efficienza. A tutto vantaggio sia di chi sviluppa applicazioni sia di chi usa ad alto livello un Mac: editing video, fotografico, ambienti server, etc.

E queste tre feature sviluppate in 21 mesi sono un miracolo, da decine di migliaia di ore uomo di lavoro, frutto anche della collaborazione Apple e Intel.

Al WWDC Apple ha portato 1.250 ingegneri per assistere e introdurre alle nuove tecnologie 5.000 sviluppatori accorsi all’evento. I WWDC non si ferma al keynote di Steve Jobs: si faccia una veloce ricerca su YuoTube. Decine di video sui vari approfondimenti tecnici seguiti (e sempre applauditissimi) dagli sviluppatori.

Risultato: le software house tornano a sviluppare su Mac (entertainment in testa con EA e ID) e la comunità  degli sviluppatori aumenta di 200.000 persone. Conseguenza: più software, più possibilità  di scelta, più qualità  per noi utenti finali Mac.

Apple ha ottimizzato le basi del sistema operativo, per adattarlo al massimo al nuovo modo di fare hardware (multi-core e concorrenzialità  dei processi, altrimenti anche gli 8 core del Mac Pro sono poco o niente sfruttati) e per prepararsi alle applicazioni e all’interattività  del futuro.

Questo é il messaggio tra le righe del WWDC: potenzialità .

I fuochi d’artificio? Sono da cercare al MacWorld Expo, non ad una conferenza di sviluppatori.

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