Ott 31

Qualche giorno addietro Yahoo news ha pubblicato una notizia attesa da molti sviluppatori Java: entro un mese o due il framework sarà  rilasciato sotto licenza open-source. Ragionando sulla data di scadenza, molto probabilmente la prima release open source sarà  Java 6.

Voci di corridoio correvano già  da sei mesi, con il cambio al vertice e l’ascesa di Jonathan Schwartz a CEO di Sun.

Il mondo Java é già  estremamente ricco di software ed iniziative open source e con Java 5 la possibilità  di redistribuzione, oltre che di ottenere la maggior parte dei sorgenti della piattaforma, era già  diventata reale.

Il rischio che, a mio avviso, stava correndo il framework era di eccessiva parcellizzazione. Ad oggi esistono

  • le soluzioni commerciali (principalmente quella di IBM e di Bea, JRun dell’ex Macromedia ora Adobe),
  • il progetto Classpath, intorno al quale ruotano decine di Java Virtual Machine open source,
  • GCC
  • il progetto Harmony della Apache Software Foundation, con forti contributi da IBM.

Sicuramente mi dimenticherò qualche progetto importante, ma la veloce panoramica serviva solo ad osservare che troppi, troppi sviluppatori sono concentrati nel replicare le funzionalità  di Java su progetti open, risorse che invece potrebbero concentrarsi sul migliorare funzionalità  e prestazioni della piattaforma.

Il rilascio open source non fa male neache dal punto psicologico e commerciale: nell’ultimo periodo ho trovato resistenze su Java da parte di alcuni integralisti dell’open source. In realtà , quando nel 1999, Blue Studio ha scelto Java come sua piattaforma preferenziale, già  speravo che il percorso sarebbe stato verso l’apertura piuttosto che la piattaforma proprietaria.

Da un annetto abbondante Sun ha rilasciato open source anche Solaris, il suo sistema operativo. Il progetto é Open Solaris e dal rilascio sono nati progetti paralleli dalle caratteristiche decisamente interessanti:

  • Nexenta, sistema operativo che unisce il kernel Solaris all’ambiente GNU,
  • Balenix, distribuzione Open Solaris alternativa a quella ufficiale.

Solaris é un sistema operativo della famiglia Unix sullo stile BSD. Nella sua impostazione di base ha molto in comune con i cugini, più o meno lontani, FreeBSD. NetBSD, OpenBSD e Darwin/MacOS X.

I punti di forza del sistema operativo di Sun sono:

  • l’innovativo filesystem ZFS,
  • ottimo supporto industriale,
  • buone performance sia paragonato a Linux che a Windows,
  • ottime capacità  di isolamento (per zone) delle applicazione a favore della stabilità  e della sicurezza.

La piattaforma Open Solaris / Java sembra estremamente interessante.

Ma il punto che continuo a ritenere fondamentale, nell’apertura dei sistemi proprietari all’open source, sta nel costante aumento della libertà  di scelta dello strumento migliore in relazione agli obiettivi che ci si pone.

Mar 8

Recentemente Intel ha annunciato la prossima uscita di processori dotati di quattro core. Per i non adetti ai lavori, si tratta effettivamente di quattro processori integrati in un unico scatolotto. L’uscita della nuova linea é prevista per il 2007. AMD e IBM stanno lavorando nella stessa direzione. Questo passo é la naturale evoluzione della strategia dual-core messa in campo da AMD e Intel nell’arco del 2005 per gli ambienti server, che più si prestano a questo genere di architettura: molti software che girano contemporaneamente e che necessitano di forte capacità  di esecuzione parallela.

Ma i processori con più core sono diventati una realtà  anche (in alcuni casi prima) in ambito consumer: portatili, desktop e la stessa linea di nuovi Mac x86 sono infatti dotati di questa tecnologia. I motivi non sono così evidenti. AMD con la linea Athlon/Opteron a 64 bit ha brillantemente risolto problemi di potenza e ingegnerizzazione dei processori, scavalcando in molti settori i concorrenti Intel: la linea Pentium IV. Questo processore infatti ha dimostrato a tutti gli effetti i suoi limiti e complessità  tecnologiche. Senza entrare in noiosi dettagli, il Pentium IV é risultato un prodotto troppo estremo che nel tentativo di forzare un’architettura vecchia e al limite del suo possibile sfruttamento é diventato:

  • una friggitrice, a causa dell’enorme consumo elettrico e delle elevatissime frequenze di funzionamento, che lo rendono estremamente difficile da raffreddare;
  • enormemente complesso, causando ampi scarti di produzione (spesso venduti da Intel come processori di classe meno elevata);
  • difficilmente migliorabile.

I nuovi processori dual-core di Intel nascono da un passo indietro, fatto con il rilascio ad inizio 2005 della famiglia Pentium M che deriva direttamente dal molto più semplice ma ottimo Pentium III. Tanto per darvi un’idea, il mio portatile dotato di Pentium M a 2Ghz offre prestazione paragonabili ad un desktop equipaggiato di Pentium IV a 3Ghz. La semplificazione del core ha permesso ad Intel di affrontare con buon successo la sfida dual-core e presumibilmente la futura quad-core. Oltre ad AMD e Intel, altri segni consolidano la tendenza multi-core. Non é molto risaputo, ma la nuova console di Microsoft XBOX 360 é equipaggiata con un processore PowerPC G5 IBM dotato di 3 core. La nuova linea di server Sun Fire T2000 é equipaggiata con processoti UltraSPARC T1 da 4 a ben 8 core. Questo nuovo approccio alla progettazione dei processori porta con sé innumerevoli vantaggi:

  • design dei singoli core più semplici;
  • frequenze di funzionamento più basse a parità  di potenza;
  • forte parallelismo reale, capacità  che meglio si adegua all’uso moderno che si fa dei computer;
  • facilità  di raffreddamento;
  • consumi elettrici minori.

Proprio il consumo elettrico (ovviamente in rapporto alla potenza) in questo mercato sembra sempre più la chiave d’interpretazione. E’ la motivazione formale che Steve Jobs (CEO Apple) ha fornito per il passaggio da architettura IBM PowerPC a Intel x86 dual-core. Oppure, provate a pensare ai costi energetici delle grandi farm dove pile di server Xeon (si parte da un consumo da 600W) macinano corrente ventiquattro ore su ventiquattro: abbattere i consumi significa risparmi veramente importanti. Pensate a quanto stanno divento rumorosi gli uffici a causa delle ventole necessarie per raffreddare processori che scaldano come una lampadina da 150Watt, rendendo gli ambienti decisamente fastidiosi.

Le nuove architetture multi-core, la ricerca di consumi energetici più parsimoniosi, la necessità  di pc meno invadenti per rumore nelle nostre case e uffici, i nuovi modi di usare i computer (un esempio per tutti i media center) nei prossimi anni modificheranno sostanzialmente il modo di fare computing ad ogni livello, impatteranno sui sistemi operativi (che dovranno ottimizzarsi per sfruttare le nuove caratterstiche di parallelismo al meglio) e definiranno nuovi modi per realizzare software.