Mar 8

Recentemente Intel ha annunciato la prossima uscita di processori dotati di quattro core. Per i non adetti ai lavori, si tratta effettivamente di quattro processori integrati in un unico scatolotto. L’uscita della nuova linea é prevista per il 2007. AMD e IBM stanno lavorando nella stessa direzione. Questo passo é la naturale evoluzione della strategia dual-core messa in campo da AMD e Intel nell’arco del 2005 per gli ambienti server, che più si prestano a questo genere di architettura: molti software che girano contemporaneamente e che necessitano di forte capacità  di esecuzione parallela.

Ma i processori con più core sono diventati una realtà  anche (in alcuni casi prima) in ambito consumer: portatili, desktop e la stessa linea di nuovi Mac x86 sono infatti dotati di questa tecnologia. I motivi non sono così evidenti. AMD con la linea Athlon/Opteron a 64 bit ha brillantemente risolto problemi di potenza e ingegnerizzazione dei processori, scavalcando in molti settori i concorrenti Intel: la linea Pentium IV. Questo processore infatti ha dimostrato a tutti gli effetti i suoi limiti e complessità  tecnologiche. Senza entrare in noiosi dettagli, il Pentium IV é risultato un prodotto troppo estremo che nel tentativo di forzare un’architettura vecchia e al limite del suo possibile sfruttamento é diventato:

  • una friggitrice, a causa dell’enorme consumo elettrico e delle elevatissime frequenze di funzionamento, che lo rendono estremamente difficile da raffreddare;
  • enormemente complesso, causando ampi scarti di produzione (spesso venduti da Intel come processori di classe meno elevata);
  • difficilmente migliorabile.

I nuovi processori dual-core di Intel nascono da un passo indietro, fatto con il rilascio ad inizio 2005 della famiglia Pentium M che deriva direttamente dal molto più semplice ma ottimo Pentium III. Tanto per darvi un’idea, il mio portatile dotato di Pentium M a 2Ghz offre prestazione paragonabili ad un desktop equipaggiato di Pentium IV a 3Ghz. La semplificazione del core ha permesso ad Intel di affrontare con buon successo la sfida dual-core e presumibilmente la futura quad-core. Oltre ad AMD e Intel, altri segni consolidano la tendenza multi-core. Non é molto risaputo, ma la nuova console di Microsoft XBOX 360 é equipaggiata con un processore PowerPC G5 IBM dotato di 3 core. La nuova linea di server Sun Fire T2000 é equipaggiata con processoti UltraSPARC T1 da 4 a ben 8 core. Questo nuovo approccio alla progettazione dei processori porta con sé innumerevoli vantaggi:

  • design dei singoli core più semplici;
  • frequenze di funzionamento più basse a parità  di potenza;
  • forte parallelismo reale, capacità  che meglio si adegua all’uso moderno che si fa dei computer;
  • facilità  di raffreddamento;
  • consumi elettrici minori.

Proprio il consumo elettrico (ovviamente in rapporto alla potenza) in questo mercato sembra sempre più la chiave d’interpretazione. E’ la motivazione formale che Steve Jobs (CEO Apple) ha fornito per il passaggio da architettura IBM PowerPC a Intel x86 dual-core. Oppure, provate a pensare ai costi energetici delle grandi farm dove pile di server Xeon (si parte da un consumo da 600W) macinano corrente ventiquattro ore su ventiquattro: abbattere i consumi significa risparmi veramente importanti. Pensate a quanto stanno divento rumorosi gli uffici a causa delle ventole necessarie per raffreddare processori che scaldano come una lampadina da 150Watt, rendendo gli ambienti decisamente fastidiosi.

Le nuove architetture multi-core, la ricerca di consumi energetici più parsimoniosi, la necessità  di pc meno invadenti per rumore nelle nostre case e uffici, i nuovi modi di usare i computer (un esempio per tutti i media center) nei prossimi anni modificheranno sostanzialmente il modo di fare computing ad ogni livello, impatteranno sui sistemi operativi (che dovranno ottimizzarsi per sfruttare le nuove caratterstiche di parallelismo al meglio) e definiranno nuovi modi per realizzare software.

Mar 3

Quest’anno Apple ha concretizzato la svolta annunciata a metà  2005: i nuovi Mac non sono più basati su architettura PowerPC ma su piattaforma Intel. Ad oggi le linee basate su procesori Intel sono i Mac Book, i Mac Mini e gli iMac. Il fatto stesso che Mac OS X fosse già  pronto a girare sotto x86 non avrebbe dovuto stupire nessuno, in quanto erede di NextStep.

Con questa svolta di Apple si concretizza una nuova importante possibilità  per noi webdesigner, poter avere su un unico computer i sistemi più diffusi tra l’utenza finale: Windows, Mac OS X, Linux, FreeBSD, NetBSD, etc. Si, perché di fatto i nuovi Mac sono pc compatibili a tutti gli effetti assemblati con componentistica standard e estremamente diffusa. L’unica difficoltà  da scavalcare é l’uso del BIOS EFI, che sarà  superata con Windows Vista e dalle prossime distribuzioni di Linux.

Come fare?

Tra qualche mese sarà  possibile acquistare un Mac e partizionare l’hard-disk in modo da avere installati Windows Vista, Mac OS X e Linux contemporaneamente: riavviando il computer si potrà  accedere al sistema operativo di cui si ha bisogno. Ma ancora meglio, con sistemi di virtualizzazione come VMWare o Xen sarà  effettivamente possibile avere i diversi sistemi operativi attivi contemporaneamente.

In questo modo si potrà 

  • sviluppare effettuando i controlli cross-browser e cross-platform in modo molto più snello (pensate ad avere sotto mano contemporaneamente IE, Firefox Win/Linux, Safari),
  • scegliere il sistema operativo e il software più adatto a quanto ci proponiamo di fare,
  • avere la massima libertà  di scelta anche in termini di gusti e abitudini per interfaccia, stile d’uso.

Sicuramente il quadro complessivo ha alcune ombre: un rafforzamento dello strapotere di Intel, Mac OS X non viene venduto disgiunto dall’hardware. Ma i vantaggi di facilità  e accesso alle diverse piattaforme e software per grafica, webdesign e sviluppo potrebbe candidare la piattaforma della Mela come ideale nel nostro lavoro.