Ilaria Capua, ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, si occupa con ottimo successo dell’influenza aviaria: il mese scorso ha isolato il ceppo arrivato in Africa isolandone le principali sequenze. Il suo timore, ora che il virus é arrivato nel continente nero, é che diventi endemico, a causa della cronica mancanza di risorse dei paesi africani nel monitorare e gestire una emergenza di questo genere.
A metà febbraio la ricercatrice ha lanciato un appello a oltre cinquanta suoi colleghi, italiani ed esteri, che lavorano sul virus H5N1 perché vengano resi pubblici i risultati delle ricerche in corso. Qualche giorno fa la notizia si é diffusa.
A questo punto ho avuto un attimo di smarrimento: come, non c’é cooperazione internazionale? Non c’é condivisione di dati in modo da avere più vantaggi possibili, più risorse possibili nel trovare una soluzione? Evidentemente no.
La Dottoressa Capua spiega che i dati non vengono condivisi nella speranza di una pubblicazione scientifica, che frutterebbe notorietà e qualche soldino ai ricercatori: la comunità scientifica fa notare che diversamente sarebbe difficile accertare la paternità di dati e risultati.
Questo é inaudito. Come al solito si specula sulla vita di milioni di persone: non sappiamo se, come e quando il virus possa fare il salto di specie e imparare a diffondersi nell’uomo e ci gingilliamo con la nostra vanità ? La ricercatrice intervistata afferma:
“Siamo pagati per proteggere la salute animale e umana - aggiunge - Se pubblicare un articolo scientifico e’ piu’ importante, allora vuol dire che abbiamo perso il giusto valore delle cose”
Non posso che concordare.
Lei per prima ha reso pubblici dati e sequenze del ceppo virale che ha isolato. Ha ricevuto qualche risposta, alcuni colleghi si sono mossi nella stessa direzione ma il processo di condivisione é ancora troppo lento: c’é bisogno che su quei dati possano lavorarci più cervelli possibili per trovare una soluzione quanto prima.
L’interrogativo morale che solleva l’appello della Capua dovrebbe essere raccolto molto seriamente dalla comunità scientifica: non é più tempo di egoismi, gelosie e ambizioni personali, almeno in quei settori della ricerca scientifica che possono impattare sul benessere e la salvagardia dell’umanità .