Work in progress…
Per la prima volta da settembre 2001 sono veramente preoccupato. Terrorizzato.
La prima è una preoccupazione estera. Ricordo come se fosse ieri il pomeriggio del’11 settembre 2001 quando, davanti alla televisioni paralizzati da quello che stava succedento, un mio collega sostenava che non ci sarebbero state ripercussioni sull’Italia e sulle piccole imprese.
Ho sentito commenti analoghi parlando della crisi dell’economia americana: la crisi non sarebbe mai arrivata in Europa e in Italia. Eccola. Il problema che stanno affrontando ora gli States è profondissimo e alcuni economisti da tempo parlano di stagflazione: la presente di un crescente aumento di prezzi a fronte di un’economia reale ferma.
Ricordo che:
- gli States sono il paese con il maggior debito pubblico al mondo, pari a 9.211 miliardi di dollari, mantenuto grazie ed un’economia costantemente in crescita;
- il cittadino statunitense è quello più indebitato al mondo, per oltre il 140% del proprio reddito medio;
- il maggior finanziatore degli US è la Cina, che possiede circa un terzo del disavanzo commerciale (e che aumenta al ritmo di un milione di dollari al giorno) completamente reinvestito in dollari;
- il dollaro sta continuamente, costantemente perdendo valore;
- neanche il continuo ribasso del costo del denaro, la FED ha appena annunciato un nuovo abbattimento dei tassi al 3,25% (bruciato un altro quarto di punto percentuale), serve a qualcosa;
- la bilancia commerciale è in rosso da diverso tempo, ovvero gli States importano più di quanto esportano.
Il quadro non è per nulla roseo, per quanto gli Stati Uniti abbiano già dimostrato in passato di avere un’economia sostanzialmente e di sapersi riprendere velocemente. Ma negli anni 30 e 80 sul mercato mondiale non esistevano ne la Cina ne l’India.
Il forte indebitamento dei cittadini americani, causato dall’eccesso d’uso nel credito al consumo e dai famosi prodotti sub-prime, hanno causato la crisi di solvibilità dei mutui, la carenza di liquidità e il crollo delle finanziarie più esposte su questo tipo di mercato. Conseguenza, il crollo del mercato immobiliare interno, la rincorsa al ribasso dei tassi, l’indebolimento del dollaro.
Sul fronte estero, gli Stati Uniti hanno grossi problemi per il costo del petrolio e stanno subendo un costante aumento dei costi dell’energia. L’altro problema è appunto la Cina, che attualmente è il maggior finanziatore degli US e possiede riserve in dollari sconfinate. Problema: il dollaro perde valore, perdono di conseguenza valore anche gli investimenti cinesi in dollari. Se per qualsiasi motivo la Cina dovesse disinvestire, sentiremmo gigantesco un doppio tonfo anche dall’Italia.
Non mi addentro oltre, perché non sono un economista e in ogni caso il quadro mi sembra già sufficientemente nero.
L’Italia, non avendo mai fatto le riforme necessarie negli anni passati, ora è più che mai sensibile a questo tipo di crisi internazionali. Avete notato: quando l’economia europea e mondiale va bene, l’Italia al massimo galleggia; ridotta com’è ora, la prossima crisi sarà veramente dura da affrontare.
C’è da dire che in qualche modo siamo costantemente abituati alle crisi, ma è una tristissima consolazione.
L’Italia vista dall’interno e ascoltata attraverso i programmi dei principali schieramenti politici è preoccupante.
- L’inflazione è nella norma, ma in realtà i prodotti di maggior consumo sono aumentati del 5%.
- Gli italiani vedono costantemente ridurre il potere d’acquisto del proprio reddito.
- La maggior parte degli italiani ormai dichiara di dover intaccare i risparmi per poter mantenere la qualità della vita a cui è abituato.
- Quindi gli italiani, sempre stati virtuosi sul fronte del risparmio, risparmiano sempre di meno ma, grazie al cielo, s’idebitano sempre meno degli altri (ringraziamo la nostra diffidenza nei confronti delle banche).
- Paghiamo più tasse di tutti i nostri colleghi europei.
- Paghiamo l’energia, il denar, moltissimi servizi più di tutti i nostri colleghi europei.
- L’Italia è l’unico paese in cui le piccole medie imprese pagano più del 50% di tasse, mentre le grandi imprese si attestano al 36% circa (in qualunque altro paese il rapporto è inverso).
Potrei andare avanti ancora molto… ma lasciamo perdere.
Il punto è che non trovo un solo programma che possa risolvere la situazione.
Per esempio la defiscalizzazione del reddito dipendente, o meglio dell’IRPEF, di un punto percentuale all’anno per cinque anni è ridicolo tanto quanto la detassazione degli straordinari: per riportare i redditi del lavoro dipendente a cifre allineate a quelle dei nostri colleghi europei, far ripartire i consumi e ridare un po’ di serenità alla maggior parte della popolazione bisognerebbe tagliare le tasse del 20%, se non del 30%. E in un colpo solo, da un giorno all’altro possibilmente domani!
Una detassazione dell’un percento all’anno porterebbe solo ad un aumento dei costi assolutamente paragonabile (tutta la catena è alle corde, non solo il consumatore finale). Risultato: aumento dell’inflazione e niente di fatto per il potere di acquisto dell’italiano medio (la segnalazione di questo rischio è arrivato dalla BCE qualche giorno fa).
Ma non possiamo ridurre le tasse sul reddito dipendente del 20% o 30%: un mancato afflusso di entrate di questa entità farebbe schizzare alle stelle il nostro debito pubblico, già strabordante e sotto stretto controllo da parte dell’Europa.
Mi da un profondo fastidio ammetterlo, ma comincio a capire Tremonti che da anni avverte che:
- non eravamo pronti ad entrare nell’Euro ed è stata un forzatura sostenuta dalla una tantum di Prodi del ‘97;
- in queste condizioni non siamo pronti ad affrontare un mercato globalizzato, ma serebbe tanto meglio vivere qualche anno di sobrio protezionismo, riprendere fiato per poi tornare sui mercati.
Quello che ora non riesco a capire è quale vincolo verrà spezzato in maniera forte per far ripartire il paese. Perché la somma di tanti piccoli interventi non cambierà nulla alla velocità necessaria.
- Ce ne freghiamo dell’Europa e di Maastricht e lasciamo schizzare il debito pubblico per detassare il reddito dipendente subito, poi si lavora sul resto?
- Usciamo direttamente dall’Euro e ci riprendiamo la Lira e il controllo sulla valuta (vi ricordo che stiamo pagando ora le politiche di svalutazione della Lira portate avanti per tutti gli anni ottanta).
- Riduciamo le tasse 5% in cinque anni e portiamo al collasso qualche decina di milioni di persone?
Mah…
Il disagio sociale é profondo, sempre più vasto e radicato. Ho la sensazione che si stia superando un punto di non ritorno al di là del quale o il quadro cambia radicalmente molto velocemente (e la situazione mondiale attuale ci rema contro) o la crisi sociale è distante pochi mesi (in crisi economica ci stiamo già sguazzando da almeno un semestre anche se molti negano o fanno finta di non accorgersene).