Mar 17

Durante la mia gita romana di ieri ho avuto modo di conoscere Giulio Andreotti.

Il senatore a vita é un vecchietto dolcissimo, la sua sferza cinica irresistibile e assolutamente comica. Come molti cari vecchietti, si abbandona alla nostalgia delle memorie, dei tempi che furono e dei suoi diari. Ho avuto la percezione di conoscere una delle fondamenta della Repubblica Italiana, le sue memorie sono un pozzo di eventi dietro le quinte.

Dopo qualche minuto l’atmosfera dell’incontro era polverosa e sonnacchievole, un po’ stantia: troppe le memorie. Ma ai cari vecchietti si può perdonare volentieri questo e altro.

Mar 14

Ilaria Capua, ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, si occupa con ottimo successo dell’influenza aviaria: il mese scorso ha isolato il ceppo arrivato in Africa isolandone le principali sequenze. Il suo timore, ora che il virus é arrivato nel continente nero, é che diventi endemico, a causa della cronica mancanza di risorse dei paesi africani nel monitorare e gestire una emergenza di questo genere.

A metà  febbraio la ricercatrice ha lanciato un appello a oltre cinquanta suoi colleghi, italiani ed esteri, che lavorano sul virus H5N1 perché vengano resi pubblici i risultati delle ricerche in corso. Qualche giorno fa la notizia si é diffusa.

A questo punto ho avuto un attimo di smarrimento: come, non c’é cooperazione internazionale? Non c’é condivisione di dati in modo da avere più vantaggi possibili, più risorse possibili nel trovare una soluzione? Evidentemente no.

La Dottoressa Capua spiega che i dati non vengono condivisi nella speranza di una pubblicazione scientifica, che frutterebbe notorietà  e qualche soldino ai ricercatori: la comunità  scientifica fa notare che diversamente sarebbe difficile accertare la paternità  di dati e risultati.

Questo é inaudito. Come al solito si specula sulla vita di milioni di persone: non sappiamo se, come e quando il virus possa fare il salto di specie e imparare a diffondersi nell’uomo e ci gingilliamo con la nostra vanità ? La ricercatrice intervistata afferma:

“Siamo pagati per proteggere la salute animale e umana - aggiunge - Se pubblicare un articolo scientifico e’ piu’ importante, allora vuol dire che abbiamo perso il giusto valore delle cose”

Non posso che concordare.

Lei per prima ha reso pubblici dati e sequenze del ceppo virale che ha isolato. Ha ricevuto qualche risposta, alcuni colleghi si sono mossi nella stessa direzione ma il processo di condivisione é ancora troppo lento: c’é bisogno che su quei dati possano lavorarci più cervelli possibili per trovare una soluzione quanto prima.

L’interrogativo morale che solleva l’appello della Capua dovrebbe essere raccolto molto seriamente dalla comunità  scientifica: non é più tempo di egoismi, gelosie e ambizioni personali, almeno in quei settori della ricerca scientifica che possono impattare sul benessere e la salvagardia dell’umanità .

Mar 13

L’umanità  sta letteralmente prosciugando le risorse del pianeta, qualunque risorsa. Ho trovato estremamente istruttivo e inquietante leggere Grandi fiumi, allarme dell’Onu “La metà  rischia di sparire” su Repubblica.it.

Quanti uragani come Katrina dovremo conoscere prima di renderci conto che stiamo distruggendo la casa dell’umanità ? Quanto tempo ci metteremo a convincerci che politiche di indifferenza ambientale, economicamente vantaggiose a breve termine, ci condurranno al disastro climatico?

Mar 8

Recentemente Intel ha annunciato la prossima uscita di processori dotati di quattro core. Per i non adetti ai lavori, si tratta effettivamente di quattro processori integrati in un unico scatolotto. L’uscita della nuova linea é prevista per il 2007. AMD e IBM stanno lavorando nella stessa direzione. Questo passo é la naturale evoluzione della strategia dual-core messa in campo da AMD e Intel nell’arco del 2005 per gli ambienti server, che più si prestano a questo genere di architettura: molti software che girano contemporaneamente e che necessitano di forte capacità  di esecuzione parallela.

Ma i processori con più core sono diventati una realtà  anche (in alcuni casi prima) in ambito consumer: portatili, desktop e la stessa linea di nuovi Mac x86 sono infatti dotati di questa tecnologia. I motivi non sono così evidenti. AMD con la linea Athlon/Opteron a 64 bit ha brillantemente risolto problemi di potenza e ingegnerizzazione dei processori, scavalcando in molti settori i concorrenti Intel: la linea Pentium IV. Questo processore infatti ha dimostrato a tutti gli effetti i suoi limiti e complessità  tecnologiche. Senza entrare in noiosi dettagli, il Pentium IV é risultato un prodotto troppo estremo che nel tentativo di forzare un’architettura vecchia e al limite del suo possibile sfruttamento é diventato:

  • una friggitrice, a causa dell’enorme consumo elettrico e delle elevatissime frequenze di funzionamento, che lo rendono estremamente difficile da raffreddare;
  • enormemente complesso, causando ampi scarti di produzione (spesso venduti da Intel come processori di classe meno elevata);
  • difficilmente migliorabile.

I nuovi processori dual-core di Intel nascono da un passo indietro, fatto con il rilascio ad inizio 2005 della famiglia Pentium M che deriva direttamente dal molto più semplice ma ottimo Pentium III. Tanto per darvi un’idea, il mio portatile dotato di Pentium M a 2Ghz offre prestazione paragonabili ad un desktop equipaggiato di Pentium IV a 3Ghz. La semplificazione del core ha permesso ad Intel di affrontare con buon successo la sfida dual-core e presumibilmente la futura quad-core. Oltre ad AMD e Intel, altri segni consolidano la tendenza multi-core. Non é molto risaputo, ma la nuova console di Microsoft XBOX 360 é equipaggiata con un processore PowerPC G5 IBM dotato di 3 core. La nuova linea di server Sun Fire T2000 é equipaggiata con processoti UltraSPARC T1 da 4 a ben 8 core. Questo nuovo approccio alla progettazione dei processori porta con sé innumerevoli vantaggi:

  • design dei singoli core più semplici;
  • frequenze di funzionamento più basse a parità  di potenza;
  • forte parallelismo reale, capacità  che meglio si adegua all’uso moderno che si fa dei computer;
  • facilità  di raffreddamento;
  • consumi elettrici minori.

Proprio il consumo elettrico (ovviamente in rapporto alla potenza) in questo mercato sembra sempre più la chiave d’interpretazione. E’ la motivazione formale che Steve Jobs (CEO Apple) ha fornito per il passaggio da architettura IBM PowerPC a Intel x86 dual-core. Oppure, provate a pensare ai costi energetici delle grandi farm dove pile di server Xeon (si parte da un consumo da 600W) macinano corrente ventiquattro ore su ventiquattro: abbattere i consumi significa risparmi veramente importanti. Pensate a quanto stanno divento rumorosi gli uffici a causa delle ventole necessarie per raffreddare processori che scaldano come una lampadina da 150Watt, rendendo gli ambienti decisamente fastidiosi.

Le nuove architetture multi-core, la ricerca di consumi energetici più parsimoniosi, la necessità  di pc meno invadenti per rumore nelle nostre case e uffici, i nuovi modi di usare i computer (un esempio per tutti i media center) nei prossimi anni modificheranno sostanzialmente il modo di fare computing ad ogni livello, impatteranno sui sistemi operativi (che dovranno ottimizzarsi per sfruttare le nuove caratterstiche di parallelismo al meglio) e definiranno nuovi modi per realizzare software.

Mar 6

A metà  del 2005 Sun rilasciò buona parte del suo sistema operativo Solaris sotto licenza open source dando vita al progetto OpenSolaris. Un’iniziativa simile era già  stata presa nell’aprile del 2002 da Apple con la creazione del progetto OpenDarwin, base di Mac OS X. Dal cuore di Open Solaris si stanno sviluppando diverse nuove distribuzioni.

In questi giorni sta suscitando l’attenzione della comunità  Nexenta, sistema operativo che ha l’obiettivo di coniugare al meglio le caratteristiche del mondo Solaris, da cui deriva il kernel, e GNU/Debian, da cui eredita il software e la gestione dei pacchetti. In ambiente server il matrimonio Gnu Solaris potrebbe essere molto accattivante. I sistemisti, abituati ad ambienti Linux, avrebbero a disposizione:

  • un sistema operativo con cui hanno estrema confidenza;
  • gestione di fatto sovrapponibile a Debian e Ubuntu;
  • strumenti avanzati derivati da Solaris come ZFS, filesystem che si caratterizza per l’estrema facilità  di gestione e flessibilità .

ZFS é un valore aggiunto da non sottovalutare in un’era caratterizzata dalla capacità  di gestire dati digitali. E potrebbe essere in molti campi di applicazione un doveroso punto di riflessione nella scelta tra Linux e derivati Solaris: molte delle features di ZFS sono infatti alla portata di Linux, ma non con la stessa velocità  ed estrema facilità  d’uso.

Mar 3

Quest’anno Apple ha concretizzato la svolta annunciata a metà  2005: i nuovi Mac non sono più basati su architettura PowerPC ma su piattaforma Intel. Ad oggi le linee basate su procesori Intel sono i Mac Book, i Mac Mini e gli iMac. Il fatto stesso che Mac OS X fosse già  pronto a girare sotto x86 non avrebbe dovuto stupire nessuno, in quanto erede di NextStep.

Con questa svolta di Apple si concretizza una nuova importante possibilità  per noi webdesigner, poter avere su un unico computer i sistemi più diffusi tra l’utenza finale: Windows, Mac OS X, Linux, FreeBSD, NetBSD, etc. Si, perché di fatto i nuovi Mac sono pc compatibili a tutti gli effetti assemblati con componentistica standard e estremamente diffusa. L’unica difficoltà  da scavalcare é l’uso del BIOS EFI, che sarà  superata con Windows Vista e dalle prossime distribuzioni di Linux.

Come fare?

Tra qualche mese sarà  possibile acquistare un Mac e partizionare l’hard-disk in modo da avere installati Windows Vista, Mac OS X e Linux contemporaneamente: riavviando il computer si potrà  accedere al sistema operativo di cui si ha bisogno. Ma ancora meglio, con sistemi di virtualizzazione come VMWare o Xen sarà  effettivamente possibile avere i diversi sistemi operativi attivi contemporaneamente.

In questo modo si potrà 

  • sviluppare effettuando i controlli cross-browser e cross-platform in modo molto più snello (pensate ad avere sotto mano contemporaneamente IE, Firefox Win/Linux, Safari),
  • scegliere il sistema operativo e il software più adatto a quanto ci proponiamo di fare,
  • avere la massima libertà  di scelta anche in termini di gusti e abitudini per interfaccia, stile d’uso.

Sicuramente il quadro complessivo ha alcune ombre: un rafforzamento dello strapotere di Intel, Mac OS X non viene venduto disgiunto dall’hardware. Ma i vantaggi di facilità  e accesso alle diverse piattaforme e software per grafica, webdesign e sviluppo potrebbe candidare la piattaforma della Mela come ideale nel nostro lavoro.