Ieri in Piemonte si sono raggiunti i 25 gradi: temperatura da tarda primavera in pieno inverno.
Gli eventi catastrofici sono sempre più evidenti:
- il ciclone Kyrill che ha spazzato mezza Europa negli ultimi giorni provocando miliardi di danni e una cinquantina di morti;
- il bacino del Danubio vede ormai inondazioni sempre più frequenti;
- gli uragani colpiscono con maggior intensità il sud degli Stati Uniti e l’area caraibica;
- la massa ghiacciata della Groenlandia si sta fondendo a ritmi vertiginosi;
- desertificazioni di vastissime aree del pianeta.
Solo per citare i primi che mi vengono in mente. Ogni volta che ne sento una nuova dai notiziari o che ripercorro la mia percezione di trent’anni del clima della mia zona mi balza alla mente The Day After Tomorrow.
E l’allarme é alto. I costi in termini di vite umane, ricostruzioni, sostegno sociale sono spropositati.
Ma c’é chi nel mondo ancora sostiene che il peso economico per uno sviluppo sostenibile siano sproporzionati:
- in Europa siamo abbastanza diligenti e il percorso per quanto duro é tracciato;
- negli Stati Uniti un po’ meno, ma prima o poi dovranno fare i conti che ricostruire la Florida una volta all’anno sia più dispendioso che varare le necessarie riforme a favore dell’ambiente;
- il dramma é costituito dai paesi emergenti.
La Cina sarà in testa alle classifiche economiche mondiali, ma con costi sociali e ambientali e incommensurabili. Le foto da satellite mostrano una cappa di smog densissimo uniforme sopra la vasta area del nord-est del paese, che i venti portano a lambire le coste Californiane.
Giusto per darvi l’idea.
L’economia italiana ha risentito moltissimo dell’ingresso della Cina nel WTO: moltissimi settori di eccellenza delle PMI italiane (meccanica, moda, filati, calzature, etc) sono stati messi duramente alla prova dalle copie cinesi e dalle delocalizzazioni. Una delle ultime battaglie dell’ex-ministro Maroni era stata proprio quella dell’introduzioni di forti dazi doganali a protezione dei prodotti italiani ed europei.
In linea di massima non sono mai stato d’accordo a questo tipo di chiusure.
Se al contrario la politica di accesso ai mercati dei paesi emergenti fosse legata ad obiettivi da conseguire sul fronte della sociale, per i lavoratori, e ambientale, per tutti, sarei d’accordo:
- acquistando un prodotto cinese, mi viene in mente le condizioni di lavori disumane (il numero delle ore lavorative, i minori, assenza di tutele e scudi assistenziali, etc) e mi disgusto;
- il costo dell’industrializzazione cinese non viene pagato solo dalla Cina, ma da tutto il pianeta e la situazione é destinata solo a peggiorare.
Inoltre ho una sensazione terribile. Temo esista una soglia che, anche se superata di poco, darà il via ad degrado delle condizioni ambientali esplosivo: finora i cambiamenti sono stati percepibili, la Terra ha portato pazienza, ma superata la misura temo ci si scatenerà addosso con una velocità ed una violenza che non penso si possa immaginare. Ne é la dimostrazione l’inaspettata velocità con cui i ghiacci della Groenlandia si stanno sciogliendo.
Il limite sembra già molto prossimo, la capacità inquinante dei paesi emergenti Cina in testa cresce a ritmo esponenziale: se non é già troppo tardi, rimane pochissimo tempo per agire radicalmente.
Ma la Cina non é un governo democratico e, per dinamiche economiche piuttosto complesse legate al debito pubblico, gli Stati Uniti sono fortemente interessati a che si sviluppi velocemente, pur prendendo le dovute distanze dal punto di vista politico.
Empasse imperialista…
Al Gore, ex-vice presidente durante l’amministrazione, Clinton sta promuovendo la presa di coscienza di crisi ambientale alle porte, sostenendo che la situazione sia molto più degenerata e grave di quanto si possa pensare: An Inconvenient Truth.
E prima che gli stalli a livello mondiale siano superati, noi piccoli uomini proviamo a mettere in pratica dieci semplici, buone abitudini per dare una mano al pianeta che ha dato la vita a tutti noi: il futuro dei nostri figli potrebbe essere molto più a rischio di quanto pensiamo.