Il credito sociale (social lending) nasce nel nord Europa qualche anno fa. In linea di massima si fonda sul fatto che un gruppo di persone mette a disposizione il proprio denaro perché possa essere prestato ad altre persone.
L’azienda che gestisce questo flusso di denaro è di fatto una finanziaria (in Italia è soggetta alla normale supervizione della Banca d’Italia) ma non è una banca. I prestiti vengono emessi solo nei confronti di persone e raccolti solo da persone.
I soci prestatori sono garantiti dalla diversificazione dell’investimento. Un prestatore può scegliere il livello di rischio a cui partecipare e i propri capitali a disposizioni vengono frammentati per ridurre al minimo i rischi sulle insolvenze.
Il rendimento del proprio investimento si aggira di solito intorno al 7% (lordo), con un bassisimo fattore di rischio. Per fare un paragone, il Conto Arancio di ING Direct attualmente garantisce circa il 4,25%.
Un credito ti tipo sociale normalmente costa meno di un normale prestito bancario: i tassi sono normalmente bassi, non ci sono spese per l’estinzione anticipata, la burocrazia è di norma snella.
Finalmente il social leading arriva in Italia: sbarca in Italia Zopa, dopo le esperienze inglesi, statunitensi e giapponesi.
Sia che si cerchi un nuovo modo di investire i propri risparmi, sia che si cerchi un prestito a basso costo, vale la pena d’arci un’occhiata.
In questi giorni di G8, torno a ragionare sul futuro del nucleare e approfondisco i temi del confronto con Gabriele: proprio non riesco a convicermi che sia la strada giusta.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto sull’articolo “La penuria di uranio condanna il nucleare” dei giornalisti svizzeri Isabelle Chevalley e Pierre Bonnard (Le Temps)… e ho capito cosa non mi quadrava.
L’uranio, tanto quanto il petrolio, il gas o il carbone, è una fonte destinata ad esaurirsi. Lampante! Ma non avevo la più pallida idea dei dati a riguardo.
Pensiamo che in questo momento nel mondo ci sono circa 450 centrali nucleari attive. Alcuni dati:
- dal 1991 non si estrae più abbastanza uranio naturale per alimentare le attuali centrali atomiche e vengono utilizzate le scorte militari (anch’esse destinate ad esaurirsi ovviamente);
- nel 2003 il raporto tra minerale estratto e quello utilizzato dalle riserve militari è andato in pari;
- le miniere di uranio non vengono completamente sfruttate, perché i costidi estrazione sono eccessivi;
- i nuovi giacimenti sono sempre meno ricchi.
Proprio per questa sempre maggiore penuria di materia prima, il costo dell’uranio è passato da 7 a 75 dollari alla libbra.
Consideriamo che quello estratto è uranio naturale e di questo solo lo 0,7% è uranio 235, l’unico utile per innescare e alimentare la fissione. Il procedimento per trasformare l’uranio naturale in uranio 235 richiede tantissima energia: in Francia si utilizzano altre centrali nucleari, negli States centrali a carbone!
Ma gli scienziati ci dicono che nel mare c’è tantissimo uranio naturale, circa 3 milligrammi per metro cubo!! Il problema è che per pompare, estrarre ed arrichire le 155 tonnellate/anno necessarie al funzionamento di una centrale nuclere da 1.220 MW (come quella di Leibstadt) sarebbero necessari 52 miliardi di metri cubi d’acqua (due terzi del lago di Ginevra) e richiederebbe tutta l’energia prodotta dalla centrale.
Non so se è una cosa particolarmente furba…
Inoltre i maggiori produttori di uranio sono Russia, Nigeria, Namibia, Kazakistan, Australia e Canada. Siamo sicuri di volerci nuovamente legare mani e piedi ad un nuovo piccolo cartello? Non ci ha insegnato nulla il petrolio?
E dal G8 sento che si voglio costruire nuove 1.000 centrali nucleari! Ma siamo sicuri? Vogliamo di nuovo buttare miliardi di euro in una tecnologia che vede già grossi limiti da qui a 10/20 anni? Mi viene il dubbio che si voglia sfruttare l’attuale panico da energia per arricchire l’ennesima lobby.
Manolo segnala un interessantissimo articolo che parte a ragionare dal petrolio e dall’attuale crisi, per arrivare alla teorizzazione di un nuovo (antico in realtà) modello di produzione dell’energia: lettura assolutamente consigliata.
Chiusa questa tornata elettorale, mi butto su qualche considerazione da dilettante sui risultati.
PDL. Alla camera: risultato 2008 37,39%; dato aggregato Forza Italia + AN 2006 36,06%. L’incremento è stato dell’1,33%. Secondo me il risultato è ragionevolmente modesto, molto probabilmente il PDL ha catturato qualche voto dall’UDC (che rispetto al 2006 perde l’1,14%) e ne ha ceduto qualcuno a La Destra (elettori appartentenenti all’estrema destra di AN).
Lega Nord. La vera sorpresa: passa dal 4,58% del 2006 all’8,3% del 2008 (+3,72%). Secondo me l’intrepretazione che più mi convince e che nel Nord Italia la Lega abbia eroso tantissimo dell’elettorato dell’estrema sinistra.
PD. Si passa dal 31,27% del 2006 al 33,17% del 2008 (+1,9%). Se teniamo conto che sarebbe da aggregare anche qualche decimo di punto percentuale arrivato dai Radicali, a mio avviso il PD ha pareggiato rispetto al 2006: non ha ne guadagnato ne perso e non mi sembra debba essere accusato di essere il killer dell’estrema sinistra.
Italia dei Valori. Un’altra sorpresa con raddoppio: dal 2,3% del 2006 al 4,37% del 2008 (+2,07). A mio avviso Di Pietro ha raccolto tutti quei voti dell’estrema sinistra che non sono stati incassati dalla Lega, soprattutto al Centro e al Sud.
UDC. Onore a Casini che ha tenuto in mezzo a due “schiaccia sassi” perdendo solo l’1,14% (dal 6,76% del 2006 al 5,62% del 2008). I voti persi secondo me sono finiti principalmente nelle tasche del PDL.
Sinistra Arcobaleno. Sono sinceramente dispiaciuto per la loro così sonora sconfitta e non mi sembra corretto che la l’estrema sinistra non abbia alcuna rappresentanza in parlamento. Probabilmente hanno pagato carissimi due anni di veti: il loro elettorato di riferimento è talmente esasperato che non può più avvalare veti a favore dell’ideologia… anche a patto di sonori compromessi, ma qualcosa per cambiare lo status quo si deve fare.
In generale il dato che mi rende prudentemente ottimista è la semplificazione del quadro politico in campo, appunto con l’unico dispiacere di non vedere l’estrema sinistra in parlamento. Alcuni grossi dubbi mi rimangono.
- Il PDL deve ancora dimostrare di essere un unico partito e rendere definitiva la fusione.
- La Lega sarà così leale a Berlusconi, o si farà prendere dall’entusiasmo del risultato elettorale? E nel caso in cui al PDL manchi l’appoggio della Lega, il PDL si rivolgerà all’UDC?
- Spero che il PD mantenga calma e gesso e punti a consolidare il nuovo partito, renderlo un pochino meno “isterico” e dandogli definitivamente un’identità.
- L’Italia dei Valori confluirà nel PD?
- L’UDC potrebbe essere la più grossa spina nel fianco di Berlusconi se saprà intercettare eventuali, normali difficoltà tra PDL e Lega giocando da terzo incomodo e vacendola pagare carissima al PDL.
Mumble… vediamo. Io continuo ad essere terribilmente preoccupato il futuro prossimo dell’Italia.
Per la prima volta da settembre 2001 sono veramente preoccupato. Terrorizzato.
La prima è una preoccupazione estera. Ricordo come se fosse ieri il pomeriggio del’11 settembre 2001 quando, davanti alla televisioni paralizzati da quello che stava succedento, un mio collega sostenava che non ci sarebbero state ripercussioni sull’Italia e sulle piccole imprese.
Ho sentito commenti analoghi parlando della crisi dell’economia americana: la crisi non sarebbe mai arrivata in Europa e in Italia. Eccola. Il problema che stanno affrontando ora gli States è profondissimo e alcuni economisti da tempo parlano di stagflazione: la presente di un crescente aumento di prezzi a fronte di un’economia reale ferma.
Ricordo che:
- gli States sono il paese con il maggior debito pubblico al mondo, pari a 9.211 miliardi di dollari, mantenuto grazie ed un’economia costantemente in crescita;
- il cittadino statunitense è quello più indebitato al mondo, per oltre il 140% del proprio reddito medio;
- il maggior finanziatore degli US è la Cina, che possiede circa un terzo del disavanzo commerciale (e che aumenta al ritmo di un milione di dollari al giorno) completamente reinvestito in dollari;
- il dollaro sta continuamente, costantemente perdendo valore;
- neanche il continuo ribasso del costo del denaro, la FED ha appena annunciato un nuovo abbattimento dei tassi al 3,25% (bruciato un altro quarto di punto percentuale), serve a qualcosa;
- la bilancia commerciale è in rosso da diverso tempo, ovvero gli States importano più di quanto esportano.
Il quadro non è per nulla roseo, per quanto gli Stati Uniti abbiano già dimostrato in passato di avere un’economia sostanzialmente e di sapersi riprendere velocemente. Ma negli anni 30 e 80 sul mercato mondiale non esistevano ne la Cina ne l’India.
Il forte indebitamento dei cittadini americani, causato dall’eccesso d’uso nel credito al consumo e dai famosi prodotti sub-prime, hanno causato la crisi di solvibilità dei mutui, la carenza di liquidità e il crollo delle finanziarie più esposte su questo tipo di mercato. Conseguenza, il crollo del mercato immobiliare interno, la rincorsa al ribasso dei tassi, l’indebolimento del dollaro.
Sul fronte estero, gli Stati Uniti hanno grossi problemi per il costo del petrolio e stanno subendo un costante aumento dei costi dell’energia. L’altro problema è appunto la Cina, che attualmente è il maggior finanziatore degli US e possiede riserve in dollari sconfinate. Problema: il dollaro perde valore, perdono di conseguenza valore anche gli investimenti cinesi in dollari. Se per qualsiasi motivo la Cina dovesse disinvestire, sentiremmo gigantesco un doppio tonfo anche dall’Italia.
Non mi addentro oltre, perché non sono un economista e in ogni caso il quadro mi sembra già sufficientemente nero.
L’Italia, non avendo mai fatto le riforme necessarie negli anni passati, ora è più che mai sensibile a questo tipo di crisi internazionali. Avete notato: quando l’economia europea e mondiale va bene, l’Italia al massimo galleggia; ridotta com’è ora, la prossima crisi sarà veramente dura da affrontare.
C’è da dire che in qualche modo siamo costantemente abituati alle crisi, ma è una tristissima consolazione.
L’Italia vista dall’interno e ascoltata attraverso i programmi dei principali schieramenti politici è preoccupante.
- L’inflazione è nella norma, ma in realtà i prodotti di maggior consumo sono aumentati del 5%.
- Gli italiani vedono costantemente ridurre il potere d’acquisto del proprio reddito.
- La maggior parte degli italiani ormai dichiara di dover intaccare i risparmi per poter mantenere la qualità della vita a cui è abituato.
- Quindi gli italiani, sempre stati virtuosi sul fronte del risparmio, risparmiano sempre di meno ma, grazie al cielo, s’idebitano sempre meno degli altri (ringraziamo la nostra diffidenza nei confronti delle banche).
- Paghiamo più tasse di tutti i nostri colleghi europei.
- Paghiamo l’energia, il denar, moltissimi servizi più di tutti i nostri colleghi europei.
- L’Italia è l’unico paese in cui le piccole medie imprese pagano più del 50% di tasse, mentre le grandi imprese si attestano al 36% circa (in qualunque altro paese il rapporto è inverso).
Potrei andare avanti ancora molto… ma lasciamo perdere.
Il punto è che non trovo un solo programma che possa risolvere la situazione.
Per esempio la defiscalizzazione del reddito dipendente, o meglio dell’IRPEF, di un punto percentuale all’anno per cinque anni è ridicolo tanto quanto la detassazione degli straordinari: per riportare i redditi del lavoro dipendente a cifre allineate a quelle dei nostri colleghi europei, far ripartire i consumi e ridare un po’ di serenità alla maggior parte della popolazione bisognerebbe tagliare le tasse del 20%, se non del 30%. E in un colpo solo, da un giorno all’altro possibilmente domani!
Una detassazione dell’un percento all’anno porterebbe solo ad un aumento dei costi assolutamente paragonabile (tutta la catena è alle corde, non solo il consumatore finale). Risultato: aumento dell’inflazione e niente di fatto per il potere di acquisto dell’italiano medio (la segnalazione di questo rischio è arrivato dalla BCE qualche giorno fa).
Ma non possiamo ridurre le tasse sul reddito dipendente del 20% o 30%: un mancato afflusso di entrate di questa entità farebbe schizzare alle stelle il nostro debito pubblico, già strabordante e sotto stretto controllo da parte dell’Europa.
Mi da un profondo fastidio ammetterlo, ma comincio a capire Tremonti che da anni avverte che:
- non eravamo pronti ad entrare nell’Euro ed è stata un forzatura sostenuta dalla una tantum di Prodi del ‘97;
- in queste condizioni non siamo pronti ad affrontare un mercato globalizzato, ma serebbe tanto meglio vivere qualche anno di sobrio protezionismo, riprendere fiato per poi tornare sui mercati.
Quello che ora non riesco a capire è quale vincolo verrà spezzato in maniera forte per far ripartire il paese. Perché la somma di tanti piccoli interventi non cambierà nulla alla velocità necessaria.
- Ce ne freghiamo dell’Europa e di Maastricht e lasciamo schizzare il debito pubblico per detassare il reddito dipendente subito, poi si lavora sul resto?
- Usciamo direttamente dall’Euro e ci riprendiamo la Lira e il controllo sulla valuta (vi ricordo che stiamo pagando ora le politiche di svalutazione della Lira portate avanti per tutti gli anni ottanta).
- Riduciamo le tasse 5% in cinque anni e portiamo al collasso qualche decina di milioni di persone?
Mah…
Il disagio sociale é profondo, sempre più vasto e radicato. Ho la sensazione che si stia superando un punto di non ritorno al di là del quale o il quadro cambia radicalmente molto velocemente (e la situazione mondiale attuale ci rema contro) o la crisi sociale è distante pochi mesi (in crisi economica ci stiamo già sguazzando da almeno un semestre anche se molti negano o fanno finta di non accorgersene).
Mi sono ripromesso di non parlare di politica in questa sede. Non lo farò, ma la situazione politica attuale mi fa stare male, profondamente male, e mi fa temere per il futuro mio e delle persone a cui sono legato.
Amo il settimanale “Internazionale” perché riprende i migliori articoli della stampa estera. In ogni numero é possibile trovare quegli articoli che gli inviati delle maggiori testate del mondo scrivono sull’Italia: giornalisti esteri residenti in Italia che scrivono per testate estere.
Giornalisti che sono in una posizione decisamente più obiettiva di quanto non lo possa essere un loro collega italiano che lavora in Italia per testate italiane. Conoscono il paese e le persone (spesso risiedono nel nostro paese da anni), ma non appartengono al circo mediatico italiano (e non ne subiscono le pressioni).
Riporto di seguito alcune citazioni da articoli comparsi nell’ultimo numero di Internazionale.
Da “Gli italiani stanchi scrutano nel buio”
di Tim Parks, The Wall Street Journal, Stati Uniti
[..] “L’Italia é stanca della sua classe politica, del facile pietismo, delle conventicole, delle interminabili polemiche con la magistratura, della presenza costante e rissosa in tv e delle assenze sepolcrali in parlamento. E’ stanca dei partiti messi in piedi oggi e demoliti l’indomani, delle coalizioni, delle infinite aggregazioni e diserzioni, delle consorterie, dei clan e delle associazioni. Ma soprattutto l’Italia é stanca di politici che non sanno fare niente, tranne disfare quel poco che il governo precedente aveva messo in piedi.”
[..] “E’ difficile immaginare quanto sia profondo il senso di smarrimento e di sfiducia che si respira oggi in Italia.”
[..] “I grandi problemi strutturali del paese sono rimasti irrisolti e nessuna di quelle speranze si é realizzata. Nessuno crede nell’attuale legge elettorale, nessuno crede che il parlamento sia in grado di produrne una migliore, nessuno crede più che i partiti o i politici siano capaci di comportamenti improntati a un minimo di moralità E’ difficile trovare anche una sola persona in grado di individuare una via d’uscita dall’attuale crisi o una prospettiva positiva per il futuro.”
[..] “I suoi cittadini (gli italiani, ndr) sono in gran parte interessanti, operosi, istruiti, vivaci, creativi e intelligenti. Eppure la vita pubblica di questo paese é avvelenata da una dinamica collettiva che va avanti da secoli: nessun individuo o nessun gruppo é disposto ad accettare il minimo sacrificio a vantaggio del bene comune. E il fatto che ogni italiano intelligente se ne renda conto non risolve certo il problema.”
Da “Istituzioni da riformare”
di Pierre Rousselin, Le Figaro, Francia
[..] “Indebolito da una grave crisi delle nascite, da un’economia anemica e dal discredito della sua classe politica, il paese sta perdendo terreno a livello internazionale ed é stato superato dalla Spagna in termini di pil pro capite. Le montagne di spazzatura che invadono Napoli dimostrano quello che può succedere a un paese che non si può non amare ma disperatamente inefficiente.”
Da “Speranze ridotte a zero”
di Jurgen Bischoff, Neue Zurcher Zeitung, Svizzera
[..] “Molti cittadini speravano che in seguito al crollo della seconda repubblica sarebbero intervenuti nuovi personaggi estranei alla politica per varare le riforme necessarie. Ma questa speranza é andata delusa.”
[..] “I pessimisti pensano già che la delusione degli italiani nei confronti dei politici possa seppellire la loro fiducia nella democrazia e possa risvegliare, come ai tempi del caos politico degli anni venti, il desiderio di un uomo forte: un duce.”
Da “Il naufragio dell’Italia”
La Vanguardia, Spagna
[..] “La politica italiana é in mano a minuscole fazioni che rispondono a interessi non sempre confessabili.”
[..] “In un momento in cui il mondo trema per paura di una recessione, l’Italia fa molto meno di quello che dovrebbe e c’é una pericolosa deiva verso il fanatismo, la noncuranza e il malgoverno.”
[..] “C’é un’intera legione di politici di destra e di sinistra che hanno a cuore i bisogni dei partiti più di quelli del paese. Chiedono a gran voce le elezioni per continuare a restare nella stanza dei bottoni. L’Italia sta naufragando.”
Da “Sceneggiate romane”
di Dirk Schumer, Frankefurte Allgemeine Zeitung, Germania
“Non il cosa, ma il come é decisivo per una crisi di governo ben riuscita. E come in nessun altro paese al mondo, i deputati e i senatori di Roma hanno conservato un certo gusto per lo stile e la teatralità , di cui i noiosi parlamentari regionali dell’Assia e della Bassa Sassonia possono solo meravigliarsi.”
[..] “Anche se l’Italia si trova sull’orlo del baratro per il debito pubblico, per le montagne di spazzatura ai bordi delle strade e per i treni bloccati, nel cuore della democrazia più costosa del mondo é ancora ben chiaro il senso delle priorità : la battaglia verbale. Uomo contro uomo, come ai tempi di Catone e Cicerone.”
[..] “E se mai avvertissero (i politici, ndr) il bisogno di una vera riforma delle istituzioni, sarebbero costretti a cancellare prima di tutto se stessi insieme alle loro sceneggiate. Ma in fondo da un parlamentare italiano non ci si può aspettare l’impossibile.”
Da “Arrivederci Prodi”
The Independent, Gran Bretagna
[..] “La consolazione, nel frattempo, é che nessun paese riesce a cavarsela meglio dell’Italia senza un governo.”
L’iniziativa “One Laptop Per Child” di Nicholas Negroponte si arricchisce di una carinissima iniziativa.
Finalmente in commercio, dal 12 novembre l’acquisto dell’OLPC sarà aperto a tutti, con una clausola: per un OLPC che compri ne regali uno destinato ad una nazione destinataria del progetto.
Per l’acquisto, o donazioni, il sito di riferimento é www.xogiving.org.
Ricevo periodicamente la mailing list provinciale di un noto partito politico: gli indirizzi dei destinatari, viva la privacy, sono sompre in chiaro nel campo A (un giorno bisognerà fare un piccolo corso di aggiornamente spiegando loro l’esistenza e l’utilità del BCC).
L’ultima mail che ho ricevuto mi ha incuriosito, scorro l’elenco dei destinatari del messaggio. Uno in particolare mi colpisce: l’indirizzo email di Riicardo. Deceduto mesi fa, era un vercellese “blasonato”, in politica da lunga data e sempre molto attivo.
I vertici provinciali del noto partito avevano partecipato ai suoi funerali e la notizia della sua morte era stata pubblicata sui giornali locali.
Sono sicuro che Riccardo continui a seguire le vicende del nostro strano mondo con passione da una posizione privilegiata, ma non penso abbia più modo di controllare la posta elettronica.
Ore 14. Sono in auto e sto tornando a casa per pranzo, in sottofondo Radio 101.
La Panicucci legge la lettera di due detenuti del carcere di Opera: uno uscirà nel 2011, l’altro ha l’ergastolo.
Dopo i ringraziamenti, la Panicucci parte con il pistollotto morale sulla reponsabilità dei deejay nei confronti di “tutte quelle persone che hanno avuto una vita meno fortunata”.
E gli dedica una canzone degli Jamiroquai: Run away. Giusto per avere un idea, ecco la traduzione.
Io sono rimasto un po’ attonito.
