Riflessioni ambientali

di Fede

Un articolo di Repubblica riprende oggi un’analisi molto interessante sull’impatto economico di Internet in un gruppo allargato dei paesi del G8. A parte il fatto che l’Italia fa, come al solito, la sua triste figura per i mancati investimenti nel settore, lo spunto di riflessione è un’altro.

Ricordo anni fa, ma capita tutt’ora, che sentissi le solite cassandre affermare che Internet avrebbe tolto lavoro a moltissime persone. Il report di McKinsey ripreso da Repubblica evidenzia la verità dell’affermazione, ma sottolinea anche la capacità di Internet di creare nuovi posti di lavoro. Anche in Italia, nonostante tutto, questo bilancio è stato positivo: 700 mila nuovi posti nel nuovo settore, 380 mila posti “distrutti” (in altri paesi il bilancio è nettamente più positivo).

Ma non è questo il punto della riflessione.

Oggi il ritornello delle cassandre si concentra sui posti di lavoro e l’ostacolo all’economia rappresentato dalle persone che hanno a cuore la tutela dell’ambiente e della salute delle persone. Tutti quei “verdi comunisti” (cito letteralmente il commento) che non vogliono il nucleare, che vogliono la chiusura degli inceneritori e delle discariche (solo per citare alcuni temi caldi). Tutti no che, secondo la cassandra di turno, “distruggerebbero” tanto lavoro e tanta occupazione.

Ma gli stessi “verdi comunisti”, responsabili di tanti no, credono anche nel valore della differenziata che trasforma il rifiuto in risorsa da riciclare e reinmettere sul mercato, credono nelle fonti rinnovabili e in quella catena virtuosa rappresentata dalla nuova economia verde che sicuramente porta alla perdita di numerosi posti di lavoro ma anche alla creazione di tanti nuovi.

Purtroppo la cultura media in Italia non ha ancora colto a fondo l’opportunità data dal mercato del riciclaggio, delle fonti rinnovabili e dei nuovi materiali destinati a sostituire le plastiche: molti paesi europei (ma anche questo non dovrebbe stupirci perché non è una novità) sono già tre passi avanti a noi su questi temi (noi stiamo ancora dibattendo alacremente, i centro e nord europei stanno già agendo).

Questo quadro mi diventa ancora più triste se penso che in città come Vercelli, dove vivo, solo recentemente è stata introdotta la raccolta differenziata e, per ora, in modo assolutamente blando e poco convincente: Vercelli è il fanalino di coda del fanalino di coda.

Ci sono comuni in Italia che stanno aprendo progetti “a rifiuti zero”, come Capannori (46.000 abitanti, non 5 anime!) in provincia di Lucca: non sono alieni, non distruggono l’economia ma sicuramente attraverso le buone prassi, la buona amministrazione tutelano l’ambiente e la salute dei propri cittadini.

Purtroppo la pianura Padana, protetta dalle montagne e così poco battuta da venti forti, è un’area in cui è fin troppo facile che le polveri e gli inquinanti ristagnino nell’aria per giorni in attesa di un refolo di vento che le spazzi via. Ed è uno dei motivi per cui in città come Vercelli, nonostante l’industria pesante sia completamente sparita, è tanto elevato il tasso di tumori ai polmoni e leucemie (solo per ricordarne alcune tra le patologie più gravi).

E proprio per questo i vercellesi dovrebbero fare grande attenzione ai temi dell’ambiente: ne va della salute di tutti.