Relazionale? Mah...

Da quando in azienda abbiamo progettato e sviluppato il nostro primo CMS (circa otto anni fa), mi sono interrogato se i database relazionali fossero lo strumento ideale su cui appoggiarsi.

Gli RDBMS nascono nei primi anni 70 e riflettono le tecnologie, le esigenze di quell'epoca dell'informatica e di quanto avvenuto immediatamente dopo. All'emergere di Internet penso sia stato un passo naturale appoggiarsi a software ben conosciuti, maturi e solidi per sviluppare le web application.

Con il progredire della comunicazione, i database relazionali a mio avviso stanno mostrando i loro limiti e si trovano modi poco aggraziati per superarli.

I limiti consistono nel fatto che la tecnologia su web tende a piegarsi alla comunicazione che esprime esigenze di costante flessibilità ed evoluzione: il dato strutturato perde progressivamente di senso, mentre ne acquisisce il dato destrutturato ma relazionato, collegato, affine.

Gli esperimenti più radicali sono andati nelle direzioni di database di nuova concezione: database ad oggetti e database xml.

In entrambi i casi, ad oggi, non esistono progretti open mainstream dalle caratteristiche di un MySQL, PostgreSQL o anche solo SQLite.

Sono database particolari che si sono ricamati una nicchia, una piccola nicchia. I più si sono buttati sul creare livelli di astrazione per manipolare i database relazionali in modo comodo.

Così nascono gli object relational bridge, in vari linguaggi e con diversi stili di implementazioni.

Di fatto però lo strumento di base è pur sempre quello relazionale: forse si fa meno fatica ad utilizzarlo senza dover scrivere chilometri di sql, ma comunque i limiti strutturali permangono.

Parallelamente i database relazionali hanno cercato di dotarsi della flessibilità che viene richiesta. Attualmente la maggiorparte dei database maturi, open o meno, hanno la possibilità di utilizzare internamente xml, sono dotati di capacità di indicizzazione e ricerca fulltext, etc.

Di nuovo però ci troviamo di fronte alla nascita di un ibrido senza vocazione. Sotto il coperchio del pentolone del web in realtà il nuovo bolle da una decina d'anni ed è l'architettura su cui si basa Google.

Non entro nel dettaglio perché si rischia di trovarsi con molti meno capelli in testa, ma il concetto di base è che i dati vengono archivati in semplici copie chiave-valore (una mappa o array associativo) e poi liberamente collegati ed espressi attraverso funzioni che li modellano. Il meccanismo è noto come MapReduce.

La testimonianza della flessibilità del sistema sta nella stessa essenza di Google e nella quantità di servizi per il web che riesce ad esprimere utilizzando questa architettura: la sua possibilità di collegare dati, incrociarli e creare nuovi dati da quelli preesistenti é strabiliante.

Fortuna vuole che la grande G voglia passare per "buono" e ogni tanto ci renda partecipe degli scampoli della sua essenza.

Parte della tecnologia è stata rilasciata open source, quindi è stata digerita dalla community degli sviluppatori e cominciano a sentirsi i primi vagiti di una tendenza seria. Tra i progetti open si possono segnalare:

  • HBase,
  • Hypertable,
  • CouchDB, progetto che seguo con estrema attenzione perché unisce i concetti di MapReduce e dei web service moderni (parlo di REST, non di quel manicomio di XML-RPC o SOAP).

HBase e Hyertable sono veramente tosti, ma CouchDB forse ha le caratteristiche per essere il MySQL della nuova generazione di database.

Con questo non voglio assolutamente dire che i database relazionali sono destinati a scomparire (con tutta probabilità saranno nostri compagni ancora per moltissimi anni), ma che sono maggiormente adatti ad ambiti maggiormente strutturati: in casi di web-application continuano ad essere la soluzione migliore... per ora.

Il punto è che in questo momento esiste un soggetto fortemente ispiratore che è in grado di trainare verso l'adolescenza e poi alla maturità un nuovo modello di database che meglio si adatta al web.

La mia speranza è che, o i progetti già esistenti o i nuovi che nasceranno sull'onda dell'esempio, nei prossimi cinque/dieci anni questo nuovo modello di database emerga e maturi.

Duran Duran

Capita di riuscire a soddisfare i propri sogni proibiti di ragazzino solo in età più matura. Mi ricordo di un Fede che in quarta elementare inneggia a "Wild Boys", sognava il Monclaire e le Timeberland, si riempiva la bocca di un desaturato, provinciale gergo paninaro. E così è nata la gita di ieri all'Idroscalo di Milano: il concerto dei Duran Duran.

Le emozioni sono state diverse da quelle provate al concerto dei Police. E' stato come ritrovare dei vecchi compagni di gioco e cazzeggiare ancora una volta. Il set delle foto su Flickr.

Grazie Eli per il regalo e la bellissima serata!

Nucleare italiano

In questi giorni di G8, torno a ragionare sul futuro del nucleare e approfondisco i temi del confronto con Gabriele: proprio non riesco a convicermi che sia la strada giusta.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto sull'articolo "La penuria di uranio condanna il nucleare" dei giornalisti svizzeri Isabelle Chevalley e Pierre Bonnard (Le Temps)... e ho capito cosa non mi quadrava.

L'uranio, tanto quanto il petrolio, il gas o il carbone, è una fonte destinata ad esaurirsi. Lampante! Ma non avevo la più pallida idea dei dati a riguardo. Pensiamo che in questo momento nel mondo ci sono circa 450 centrali nucleari attive. Alcuni dati:

  • dal 1991 non si estrae più abbastanza uranio naturale per alimentare le attuali centrali atomiche e vengono utilizzate le scorte militari (anch'esse destinate ad esaurirsi ovviamente);
  • nel 2003 il raporto tra minerale estratto e quello utilizzato dalle riserve militari è andato in pari;
  • le miniere di uranio non vengono completamente sfruttate, perché i costidi estrazione sono eccessivi;
  • i nuovi giacimenti sono sempre meno ricchi.

Proprio per questa sempre maggiore penuria di materia prima, il costo dell'uranio è passato da 7 a 75 dollari alla libbra. Consideriamo che quello estratto è uranio naturale e di questo solo lo 0,7% è uranio 235, l'unico utile per innescare e alimentare la fissione.

Il procedimento per trasformare l'uranio naturale in uranio 235 richiede tantissima energia: in Francia si utilizzano altre centrali nucleari, negli States centrali a carbone!

Ma gli scienziati ci dicono che nel mare c'è tantissimo uranio naturale, circa 3 milligrammi per metro cubo!! Il problema è che per pompare, estrarre ed arrichire le 155 tonnellate/anno necessarie al funzionamento di una centrale nuclere da 1.220 MW (come quella di Leibstadt) sarebbero necessari 52 miliardi di metri cubi d'acqua (due terzi del lago di Ginevra) e richiederebbe tutta l'energia prodotta dalla centrale.

Non so se è una cosa particolarmente furba...

Inoltre i maggiori produttori di uranio sono Russia, Nigeria, Namibia, Kazakistan, Australia e Canada. Siamo sicuri di volerci nuovamente legare mani e piedi ad un nuovo piccolo cartello? Non ci ha insegnato nulla il petrolio?

E dal G8 sento che si voglio costruire nuove 1.000 centrali nucleari! Ma siamo sicuri? Vogliamo di nuovo buttare miliardi di euro in una tecnologia che vede già grossi limiti da qui a 10/20 anni?

Mi viene il dubbio che si voglia sfruttare l'attuale panico da energia per arricchire l'ennesima lobby.

Manolo segnala un interessantissimo articolo che parte a ragionare dal petrolio e dall'attuale crisi, per arrivare alla teorizzazione di un nuovo (antico in realtà) modello di produzione dell'energia: lettura assolutamente consigliata.

Politiche 2008

Chiusa questa tornata elettorale, mi butto su qualche considerazione da dilettante sui risultati. PDL.

Alla camera: risultato 2008 37,39%; dato aggregato Forza Italia + AN 2006 36,06%. L'incremento è stato dell'1,33%. Secondo me il risultato è ragionevolmente modesto, molto probabilmente il PDL ha catturato qualche voto dall'UDC (che rispetto al 2006 perde l'1,14%) e ne ha ceduto qualcuno a La Destra (elettori appartentenenti all'estrema destra di AN).

Lega Nord. La vera sorpresa: passa dal 4,58% del 2006 all'8,3% del 2008 (+3,72%). Secondo me l'intrepretazione che più mi convince e che nel Nord Italia la Lega abbia eroso tantissimo dell'elettorato dell'estrema sinistra. PD.

Si passa dal 31,27% del 2006 al 33,17% del 2008 (+1,9%). Se teniamo conto che sarebbe da aggregare anche qualche decimo di punto percentuale arrivato dai Radicali, a mio avviso il PD ha pareggiato rispetto al 2006: non ha ne guadagnato ne perso e non mi sembra debba essere accusato di essere il killer dell'estrema sinistra.

Italia dei Valori. Un'altra sorpresa con raddoppio: dal 2,3% del 2006 al 4,37% del 2008 (+2,07). A mio avviso Di Pietro ha raccolto tutti quei voti dell'estrema sinistra che non sono stati incassati dalla Lega, soprattutto al Centro e al Sud.

UDC. Onore a Casini che ha tenuto in mezzo a due "schiaccia sassi" perdendo solo l'1,14% (dal 6,76% del 2006 al 5,62% del 2008). I voti persi secondo me sono finiti principalmente nelle tasche del PDL.

Sinistra Arcobaleno. Sono sinceramente dispiaciuto per la loro così sonora sconfitta e non mi sembra corretto che la l'estrema sinistra non abbia alcuna rappresentanza in parlamento. Probabilmente hanno pagato carissimi due anni di veti: il loro elettorato di riferimento è talmente esasperato che non può più avvalare veti a favore dell'ideologia... anche a patto di sonori compromessi, ma qualcosa per cambiare lo status quo si deve fare. In generale il dato che mi rende prudentemente ottimista è la semplificazione del quadro politico in campo, appunto con l'unico dispiacere di non vedere l'estrema sinistra in parlamento.

Alcuni grossi dubbi mi rimangono.

  • Il PDL deve ancora dimostrare di essere un unico partito e rendere definitiva la fusione.
  • La Lega sarà così leale a Berlusconi, o si farà prendere dall'entusiasmo del risultato elettorale? E nel caso in cui al PDL manchi l'appoggio della Lega, il PDL si rivolgerà all'UDC?
  • Spero che il PD mantenga calma e gesso e punti a consolidare il nuovo partito, renderlo un pochino meno "isterico" e dandogli definitivamente un'identità.
  • L'Italia dei Valori confluirà nel PD?
  • L'UDC potrebbe essere la più grossa spina nel fianco di Berlusconi se saprà intercettare eventuali, normali difficoltà tra PDL e Lega giocando da terzo incomodo e vacendola pagare carissima al PDL.

Mumble... vediamo. Io continuo ad essere terribilmente preoccupato il futuro prossimo dell'Italia.

Profondamente preoccupato

Per la prima volta da settembre 2001 sono veramente preoccupato.

Terrorizzato.

La prima è una preoccupazione estera. Ricordo come se fosse ieri il pomeriggio del'11 settembre 2001 quando, davanti alla televisioni paralizzati da quello che stava succedento, un mio collega sostenava che non ci sarebbero state ripercussioni sull'Italia e sulle piccole imprese.

Ho sentito commenti analoghi parlando della crisi dell'economia americana: la crisi non sarebbe mai arrivata in Europa e in Italia. Eccola.

Il problema che stanno affrontando ora gli States è profondissimo e alcuni economisti da tempo parlano di stagflazione: la presente di un crescente aumento di prezzi a fronte di un'economia reale ferma. Ricordo che:

  • gli States sono il paese con il maggior debito pubblico al mondo, pari a 9.211 miliardi di dollari, mantenuto grazie ed un'economia costantemente in crescita;
  • il cittadino statunitense è quello più indebitato al mondo, per oltre il 140% del proprio reddito medio;
  • il maggior finanziatore degli US è la Cina, che possiede circa un terzo del disavanzo commerciale (e che aumenta al ritmo di un milione di dollari al giorno) completamente reinvestito in dollari;
  • il dollaro sta continuamente, costantemente perdendo valore;
  • neanche il continuo ribasso del costo del denaro, la FED ha appena annunciato un nuovo abbattimento dei tassi al 3,25% (bruciato un altro quarto di punto percentuale), serve a qualcosa;
  • la bilancia commerciale è in rosso da diverso tempo, ovvero gli States importano più di quanto esportano.

Il quadro non è per nulla roseo, per quanto gli Stati Uniti abbiano già  dimostrato in passato di avere un'economia sostanzialmente e di sapersi riprendere velocemente.

Ma negli anni 30 e 80 sul mercato mondiale non esistevano ne la Cina ne l'India.

Il forte indebitamento dei cittadini americani, causato dall'eccesso d'uso nel credito al consumo e dai famosi prodotti sub-prime, hanno causato la crisi di solvibilità  dei mutui, la carenza di liquidità  e il crollo delle finanziarie più esposte su questo tipo di mercato.

Conseguenza, il crollo del mercato immobiliare interno, la rincorsa al ribasso dei tassi, l'indebolimento del dollaro.

Sul fronte estero, gli Stati Uniti hanno grossi problemi per il costo del petrolio e stanno subendo un costante aumento dei costi dell'energia.

L'altro problema è appunto la Cina, che attualmente è il maggior finanziatore degli US e possiede riserve in dollari sconfinate. Problema: il dollaro perde valore, perdono di conseguenza valore anche gli investimenti cinesi in dollari.

Se per qualsiasi motivo la Cina dovesse disinvestire, sentiremmo gigantesco un doppio tonfo anche dall'Italia.

Non mi addentro oltre, perché non sono un economista e in ogni caso il quadro mi sembra già sufficientemente nero.

L'Italia, non avendo mai fatto le riforme necessarie negli anni passati, ora è più che mai sensibile a questo tipo di crisi internazionali. Avete notato: quando l'economia europea e mondiale va bene, l'Italia al massimo galleggia; ridotta com'è ora, la prossima crisi sarà  veramente dura da affrontare.

C'è da dire che in qualche modo siamo costantemente abituati alle crisi, ma è una tristissima consolazione. L'Italia vista dall'interno e ascoltata attraverso i programmi dei principali schieramenti politici è preoccupante.

  • L'inflazione è nella norma, ma in realtà  i prodotti di maggior consumo sono aumentati del 5%.
  • Gli italiani vedono costantemente ridurre il potere d'acquisto del proprio reddito.
  • La maggior parte degli italiani ormai dichiara di dover intaccare i risparmi per poter mantenere la qualità  della vita a cui è abituato.
  • Quindi gli italiani, sempre stati virtuosi sul fronte del risparmio, risparmiano sempre di meno ma, grazie al cielo, s'idebitano sempre meno degli altri (ringraziamo la nostra diffidenza nei confronti delle banche).
  • Paghiamo più tasse di tutti i nostri colleghi europei.
  • Paghiamo l'energia, il denar, moltissimi servizi più di tutti i nostri colleghi europei.
  • L'Italia è l'unico paese in cui le piccole medie imprese pagano più del 50% di tasse, mentre le grandi imprese si attestano al 36% circa (in qualunque altro paese il rapporto è inverso).

Potrei andare avanti ancora molto... ma lasciamo perdere.

Il punto è che non trovo un solo programma che possa risolvere la situazione.

Per esempio la defiscalizzazione del reddito dipendente, o meglio dell'IRPEF, di un punto percentuale all'anno per cinque anni è ridicolo tanto quanto la detassazione degli straordinari: per riportare i redditi del lavoro dipendente a cifre allineate a quelle dei nostri colleghi europei, far ripartire i consumi e ridare un po' di serenità  alla maggior parte della popolazione bisognerebbe tagliare le tasse del 20%, se non del 30%.

E in un colpo solo, da un giorno all'altro possibilmente domani!

Una detassazione dell'un percento all'anno porterebbe solo ad un aumento dei costi assolutamente paragonabile (tutta la catena è alle corde, non solo il consumatore finale).

Risultato: aumento dell'inflazione e niente di fatto per il potere di acquisto dell'italiano medio (la segnalazione di questo rischio è arrivato dalla BCE qualche giorno fa).

Ma non possiamo ridurre le tasse sul reddito dipendente del 20% o 30%: un mancato afflusso di entrate di questa entità  farebbe schizzare alle stelle il nostro debito pubblico, già  strabordante e sotto stretto controllo da parte dell'Europa.

Mi da un profondo fastidio ammetterlo, ma comincio a capire Tremonti che da anni avverte che:

  • non eravamo pronti ad entrare nell'Euro ed è stata un forzatura sostenuta dalla una tantum di Prodi del '97;
  • in queste condizioni non siamo pronti ad affrontare un mercato globalizzato, ma serebbe tanto meglio vivere qualche anno di sobrio protezionismo, riprendere fiato per poi tornare sui mercati.

Quello che ora non riesco a capire è quale vincolo verrà  spezzato in maniera forte per far ripartire il paese. Perché la somma di tanti piccoli interventi non cambierà  nulla alla velocità necessaria.

  • Ce ne freghiamo dell'Europa e di Maastricht e lasciamo schizzare il debito pubblico per detassare il reddito dipendente subito, poi si lavora sul resto?
  • Usciamo direttamente dall'Euro e ci riprendiamo la Lira e il controllo sulla valuta (vi ricordo che stiamo pagando ora le politiche di svalutazione della Lira portate avanti per tutti gli anni ottanta).
  • Riduciamo le tasse 5% in cinque anni e portiamo al collasso qualche decina di milioni di persone?

Mah... Il disagio sociale é profondo, sempre più vasto e radicato.

Ho la sensazione che si stia superando un punto di non ritorno al di là  del quale o il quadro cambia radicalmente molto velocemente (e la situazione mondiale attuale ci rema contro) o la crisi sociale è distante pochi mesi (in crisi economica ci stiamo già  sguazzando da almeno un semestre anche se molti negano o fanno finta di non accorgersene).

Visti dagli altri

Mi sono ripromesso di non parlare di politica in questa sede. Non lo farò, ma la situazione politica attuale mi fa stare male, profondamente male, e mi fa temere per il futuro mio e delle persone a cui sono legato.

Amo il settimanale "Internazionale" perché riprende i migliori articoli della stampa estera. In ogni numero é possibile trovare quegli articoli che gli inviati delle maggiori testate del mondo scrivono sull'Italia: giornalisti esteri residenti in Italia che scrivono per testate estere.

Giornalisti che sono in una posizione decisamente più obiettiva di quanto non lo possa essere un loro collega italiano che lavora in Italia per testate italiane. Conoscono il paese e le persone (spesso risiedono nel nostro paese da anni), ma non appartengono al circo mediatico italiano (e non ne subiscono le pressioni). Riporto di seguito alcune citazioni da articoli comparsi nell'ultimo numero di Internazionale.

Da "Gli italiani stanchi scrutano nel buio" di Tim Parks, The Wall Street Journal, Stati Uniti [..] "L'Italia é stanca della sua classe politica, del facile pietismo, delle conventicole, delle interminabili polemiche con la magistratura, della presenza costante e rissosa in tv e delle assenze sepolcrali in parlamento. E' stanca dei partiti messi in piedi oggi e demoliti l'indomani, delle coalizioni, delle infinite aggregazioni e diserzioni, delle consorterie, dei clan e delle associazioni. Ma soprattutto l'Italia é stanca di politici che non sanno fare niente, tranne disfare quel poco che il governo precedente aveva messo in piedi." [..] "E' difficile immaginare quanto sia profondo il senso di smarrimento e di sfiducia che si respira oggi in Italia." [..] "I grandi problemi strutturali del paese sono rimasti irrisolti e nessuna di quelle speranze si é realizzata. Nessuno crede nell'attuale legge elettorale, nessuno crede che il parlamento sia in grado di produrne una migliore, nessuno crede più che i partiti o i politici siano capaci di comportamenti improntati a un minimo di moralità  E' difficile trovare anche una sola persona in grado di individuare una via d'uscita dall'attuale crisi o una prospettiva positiva per il futuro." [..] "I suoi cittadini (gli italiani, ndr) sono in gran parte interessanti, operosi, istruiti, vivaci, creativi e intelligenti. Eppure la vita pubblica di questo paese é avvelenata da una dinamica collettiva che va avanti da secoli: nessun individuo o nessun gruppo é disposto ad accettare il minimo sacrificio a vantaggio del bene comune. E il fatto che ogni italiano intelligente se ne renda conto non risolve certo il problema."

Da "Istituzioni da riformare" di Pierre Rousselin, Le Figaro, Francia [..] "Indebolito da una grave crisi delle nascite, da un'economia anemica e dal discredito della sua classe politica, il paese sta perdendo terreno a livello internazionale ed é stato superato dalla Spagna in termini di pil pro capite. Le montagne di spazzatura che invadono Napoli dimostrano quello che può succedere a un paese che non si può non amare ma disperatamente inefficiente."

Da "Speranze ridotte a zero" di Jurgen Bischoff, Neue Zurcher Zeitung, Svizzera [..] "Molti cittadini speravano che in seguito al crollo della seconda repubblica sarebbero intervenuti nuovi personaggi estranei alla politica per varare le riforme necessarie. Ma questa speranza é andata delusa." [..] "I pessimisti pensano già  che la delusione degli italiani nei confronti dei politici possa seppellire la loro fiducia nella democrazia e possa risvegliare, come ai tempi del caos politico degli anni venti, il desiderio di un uomo forte: un duce."

Da "Il naufragio dell'Italia" La Vanguardia, Spagna [..] "La politica italiana é in mano a minuscole fazioni che rispondono a interessi non sempre confessabili." [..] "In un momento in cui il mondo trema per paura di una recessione, l'Italia fa molto meno di quello che dovrebbe e c'é una pericolosa deiva verso il fanatismo, la noncuranza e il malgoverno." [..] "C'é un'intera legione di politici di destra e di sinistra che hanno a cuore i bisogni dei partiti più di quelli del paese. Chiedono a gran voce le elezioni per continuare a restare nella stanza dei bottoni. L'Italia sta naufragando."

Da "Sceneggiate romane" di Dirk Schumer, Frankefurte Allgemeine Zeitung, Germania "Non il cosa, ma il come é decisivo per una crisi di governo ben riuscita. E come in nessun altro paese al mondo, i deputati e i senatori di Roma hanno conservato un certo gusto per lo stile e la teatralità , di cui i noiosi parlamentari regionali dell'Assia e della Bassa Sassonia possono solo meravigliarsi." [..] "Anche se l'Italia si trova sull'orlo del baratro per il debito pubblico, per le montagne di spazzatura ai bordi delle strade e per i treni bloccati, nel cuore della democrazia più costosa del mondo é ancora ben chiaro il senso delle priorità : la battaglia verbale. Uomo contro uomo, come ai tempi di Catone e Cicerone." [..] "E se mai avvertissero (i politici, ndr) il bisogno di una vera riforma delle istituzioni, sarebbero costretti a cancellare prima di tutto se stessi insieme alle loro sceneggiate. Ma in fondo da un parlamentare italiano non ci si può aspettare l'impossibile."

Da "Arrivederci Prodi" The Independent, Gran Bretagna [..] "La consolazione, nel frattempo, é che nessun paese riesce a cavarsela meglio dell'Italia senza un governo."

Preoccupazione euro

L'euro tanto forte rispetto al dollaro é fonte di grande preoccupazione.

Sulla ripresa del biglietto verde a breve termine si sono manifestate opinioni discordanti: io personalmente temo fortemente che la crisi dei mutui americani e rating di crescita dell'economia a stelle e strisce rivisti al ribasso, porteranno ad un ulteriore rafforzamento del dollaro.

Il quadro aggrava sempre più le esportazioni italiane al di fuori dell'eurozona, che sono principalmente verso gli States e le economie asiatiche (che per motivi storici e non) utilizzano valute aggangiate al dollaro. Le quote dei prodotti, di norma finiti e pregiati, destinati alle economie di area dollaro non sono poche.

Mercati come la Cina, che fino all'anno scorso sembrava dover mettere ko molti settori industriali italiani, é ora diventato un discreto mercato perché:

  • la Cina continua a crescere talmente velocemente da non riusscire ad assolvere a tutte le sue esigenze;
  • perché l'aumento della qualità  della vita sta creando i mercati del lusso classici del nostro artigianato industriale di alto livello.

Osservato questo, nel complesso degli scambi, le esportazioni italiane verso le economie asiatiche sono briciole. Il rapporto tra import ed export dell'area euro é praticamente pari.

L'Europa ad oggi é un'entità  autoreferenziale, che si é creata qualche sbocco commerciale (sia dal punto di vista dei mercati che delle risorse lavorative) integrando le nazioni orientali.

Discorso a parte sono la Germania, che ha ripreso il suo ruolo di locomotiva economica europea, e l'Inghilterra, che in ogni caso dal punto di vista valutario va per conto proprio.

Come Europa stiamo facendo anche una misera figura di fronte ad una Turchia, di cui l'Europa ha sempre più bisogno come mercato di sbocco.

Passano gli anni e la Turchia cresce a ritmi quasi cinesi e ha sempre meno bisogno dell'Europa.

Mah... Inoltre ho una pessima sensazione riguardo l'economia cinese: la situazione é molto meno rosea di quanto non possa sembrare ad osservarla dall'altra parte del globo.

  • Gli attriti sociali aumentano in modo esponenziale per il divario che si sta creando tra campagne e città  e tra chi in città  ha fatto il "botto" e chi tira a campare in palazzoni di cartone lavorando 14 ore al giorno per 26 giorni al mese.
  • Non é prevedibile per quanto tempo il precario equilibrio tra la dittatura politica e un'economia eccessivamente liberista riesca a mantenersi.
  • Si sente già  puzza di investimenti immobiliari colossali andati totalmente a vuoto (molti dei nuovi super-grattaciali sono letteralmente disabitati).

E non é pensabile che la neo-economia cinese sia esente dai normali stop ed assestamenti, da quei punti di rottura che sono tanto più forti quanto importanti le velocità  e le masse economiche in gioco.

Basta ricordarsi la crisi delle economie asiatiche tra fine anni ottanta e inizio novanta.

La crescita cinese non mi ha mai convinto. Ancor meno la "corsa" alla Cina, mi sembra una situazione complessivamente pericolosa... molto pericolosa.

Concludo.

Le sensazioni che si ricavano da questi due fattori, per le esportazioni e l'economia italiana, sono di previsione al ribasso e un ulteriore rallentamento in quei settori industriali che esportano nell'aree legate al dollaro o che si basano sull'acquisto di materie prime sempre più rare e costose perché cannibalizzate dalla crescita di un'economia cinese fondamentalmente a rischio.